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Le intossicazioni veterinarie

LE INTOSSICAZIONI ACUTE

I danni causati da un agente tossico richiedono tempi diversi per essere evidenziati: si va da tempi di attesa brevissimi, come nel caso di un’ustione determinata dal contatto con acido solforico, a tempi molto lunghi, anche giorni dopo l’esposizione, per rilevare danni a carico di organi importanti come fegato, rene, midollo osseo e sangue.

Questa latenza è dovuta alle caratteristiche della sostanza tossica o al tempo di assorbimento lungo, come, per esempio, nei casi dei farmaci a lento rilascio oppure nei casi in cui la sostanza richieda più tempo per essere modificata (metabolizzata) dal nostro organismo. La latenza tra l’esposizione e i sintomi può

essere ingannevole e portare ad un ritardo degli interventi di decontaminazione e di terapia specifica che, se tempestivi, potrebbero invece evitare o ridurre i danni del veleno.

Per questo motivo, quando si verifica un evento potenzialmente pericoloso, come ad esempio un sovradosaggio o uno scambio accidentale di un farmaco, l’ingestione di piante, prodotti domestici o sostanze non note, è importante valutare subito il rischio d’intossicazione e mettere in atto nel modo più veloce possibile le manovre idonee a ridurre l’entità del danno, manovre che un Centro Antiveleni o un medico veterinario sapranno consigliare senza difficoltà.

È molto importante, per chi dovrà aiutarci a curare i nostri piccoli amici, determinare se siamo in presenza di un avvelenamento, potenziale o in atto: per questo sono necessarie informazioni essenziali (anamnesi) che vanno dall’individuare la sostanza coinvolta, con la verifica che i sintomi siano correlabili alla sostanza stessa, al valutare il rischio d’intossicazione prima ancora che il danno si manifesti e che insorgano i disturbi.

Le informazioni più importanti da rilevare sono:

-  Identificazione della sostanza con la quale c'è stato il contatto (nome commerciale, categoria d’uso, indicazioni di rischio.)

-  Caratteristiche macroscopiche (odore, colore, schiumosità, acidità o meno).

-  Dose certa o stimata.

-  Via di esposizione (ingestione, inalazione, contatto cutaneo, etc.).

-  Luogo dell’esposizione (ambiente domestico, chiuso/ aperto).

-  Durata dell’ esposizione.

-  Modalità dell’ esposizione (accidentale, errore terapeutico).

-  Tempo trascorso dall’esposizione.

-  Tempo trascorso tra l’esposizione e la comparsa di eventuali sintomi.


Che cosa fare in caso di esposizione a un agente potenzialmente pericoloso

Nel caso di una sospetta intossicazione, mantenendo per quanto possibile la calma, è utile chiamare un Centro Antiveleni o il proprio veterinario, riferendo le possibili cause del malessere dell’animale.

Se c’è stata inalazione o ingestione di detergenti, sarà utile riferire con la maggior precisione possibile il nome commerciale del prodotto e, in caso di travaso, almeno la categoria d’uso; Anche i disturbi accusati dall’ animale sono importanti per risalire all’agente tossico.

Il primo intervento, quando possibile, mira ad allontanare il tossico dall’organismo. La decontaminazione e la prevenzione dell’assorbimento sono, infatti, le prime manovre da fare nel trattamento di una sospetta intossicazione e possono variare in rapporto alle caratteristiche del tossico e alla via di esposizione.

Alcuni interventi possono e devono essere fatti subito, già a casa, mentre altri possono essere effettuati soltanto dal veterinario come, ad esempio, vomito, lavanda gastrica, lavaggio intestinale con purgante. Ovviamente, prima si interviene e maggiori saranno le probabilità di scongiurare il peggio.

Sicuramente è necessario tranquillizzare e coccolare il nostro pet, avvolgerlo in una coperta e controllare le funzioni vitali, come il battito cardiaco e la respirazione.


Contatto oculare

Per allontanare una sostanza dall’occhio si deve fare immediatamente un lavaggio abbondante e prolungato per almeno 15 minuti con acqua corrente o, meglio, con soluzione fisiologica.

Non si deve tentare di neutralizzare, cioè usare una sostanza basica per tamponare quella acida, ad esempio il bicarbonato su acido cloridrico e viceversa, perché, oltre a essere inutile, si potrebbe aggravare la lesione per il calore che si libererebbe dalla reazione chimica (esotermica).

Se i sintomi irritativi persistono o se è noto che la sostanza con la quale c’è stato il contatto è caustica, portare l’animale dal veterinario per una visita oculistica urgente. La presenza di eventuali lesioni corneali richiederà l’uso di prodotti oftalmici specifici, antibiotico e bendaggio.


Contatto cutaneo

Anche nel contatto con la cute va fatto un lavaggio abbondante e prolungato, con acqua e senza tentare di neutralizzare il tossico.

Nel caso di contatto con sostanze oleose, si deve utilizzare anche un sapone neutro, facendo molta attenzione nel rimuovere tutti i residui dal mantello; nell’impossibilità di una pulizia accurata, per esempio con le vernici, bisogna mettere l’animale in condizione di non leccarsi (collare antileccata o elisabettiano) o prendere in considerazione la tosatura del pelo.


Ingestione

L’esposizione orale, negli animali è la via di contatto più frequente, insieme a quella cutanea. L’ingestione del tossico può essere diretta, o secondaria alla pulizia spontanea (grooming) del pelo e delle zampe imbrattate.

Per l’ingestione di una sostanza pericolosa è prudente non far vomitare, né dare nulla per bocca: se non si conoscono il tipo, le caratteristiche e le dosi del tossico ingerito, si può peggiorare l’intossicazione!

In caso di sostanze schiumogene o derivati del petrolio il vomito provocato può far inalare il tossico e dare, come conseguenza, una polmonite chimica; per quelle caustiche, aumenta la lesione per doppio passaggio.

Se sarà necessario, il vomito sarà praticato dal veterinario, così come la lavanda gastrica.


Carbone

Per la maggior parte delle sostanze tossiche, può essere utile la somministrazione di carbone vegetale attivato in polvere: è molto poroso e con grossa capacità adsorbente, si lega alle tossine e ne impedisce l’assorbimento, formando un complesso che è eliminato con le feci.

Deve essere somministrato per bocca, disciolto in acqua, alla dose di 5-40 grammi/dose a seconda del peso dell’animale; è utile usare una siringa o, in alternativa, si può mischiarlo nel cibo, ma è meno efficace.

Non serve nell’ingestione di saponi, detergenti, ferro, cianuri e non deve essere somministrato in caso di ingestione di sostanze caustiche perché peggiorerebbe il problema.


Simeticone (Milycon)

Agisce sulla tensione superficiale e, in caso d’ingestione di sostanze schiumogene, serve a limitare la formazione di schiuma a livello gastrico.

Ha un’azione locale e non è assorbito dal tratto gastroenterico; si somministra per bocca, usando una siringa, in dosi proporzionali alla quantità di sostanza ingerita (generalmente 5 ml per le esposizioni accidentali di un cucciolo di piccola taglia).


Protettori di mucosa (Maalox, Gaviscon, Riopan)

Servono a proteggere la mucosa gastrica in caso d’ingestione di sostanze irritanti.

Questi prodotti sono più pratici nella forma sciroppo o gel e si somministrano dosi in rapporto alla taglia dell’animale.

È preferibile non somministrarli in caso d’ingestione di sostanze corrosive o se sono già presenti abbondante salivazione, vomito ripetuto o lesioni in bocca perché potrebbero rendere difficoltosa l’esecuzione della gastroscopia.


Latte

Bisogna fare chiarezza sul ruolo del latte come antidoto: non è vero, come tramandato dalla tradizione popolare, che sia utile per disintossicare l’organismo dai veleni!

In realtà è un ottimo alimento ma non ha alcun valore antidotico e, in caso d’ingestione di una sostanza tossica, non deve essere somministrato a tale scopo.

Infatti, oltre a non avere nessuna efficacia, può essere dannoso in quanto favorisce l’assorbimento di alcuni tossici (per esempio i derivati del petrolio).


I PRODOTTI DOMESTICI

Sono tra le principali cause d’intossicazione rilevate in ambito domestico, imputabile all’imprudenza di lasciare detersivi, saponi caustici e quant’altro, in posti facilmente raggiungibili dai nostri piccoli amici.

I prodotti di uso comune che si trovano solitamente nelle nostre case possono avere una tossicità che va da “non tossico” a “moderatamente pericoloso”, fino a “molto pericoloso”.

Sono praticamente innocui tutti i cosmetici che non contengono sostanze farmacologiche e i prodotti di cancelleria (pastelli, acquarelli, colle viniliche, didò, plastiline) (vedi Box).

I detergenti, tra i prodotti più diffusi in ambiente domestico, possono, invece, spaziare dall’essere solo irritanti, come quelli per l’igiene personale, a provocare ustioni vere e proprie come nel caso di disincrostanti, anticalcare etc. e sono molto pericolosi se ingeriti.


DETERGENTI

Tra i prodotti schiumogeni si elencano i detersivi per i piatti a mano, per il bucato (a mano e in lavatrice), gli shampoo, i bagnoschiuma, i saponi liquidi, i prodotti per l’igiene intima e le tavolette per wc.

L ’ azione dei detersivi e dei prodotti per l’igiene del corpo è irritante sulla pelle e sulle mucose (occhi, bocca).

Il pericolo maggiore relativo a tutti questi prodotti però è dato dall’ ingestione. A questo proposito il vomito con schiuma densa, può dare problemi di inalazione o soffocamento, con rischio di polmonite chimica.

È per questo motivo che non bisogna mai tentare di far vomitare l’animale, ma va somministrato dimeticone, un antischiuma, e un protettore della mucosa.

Inoltre, non va assolutamente somministrata acqua, perché aumenterebbe la formazione di schiuma, quindi anche il dimeticone va somministrato puro e non diluito.

Anche gli ammorbidenti sono molto irritanti per la presenza di tensioattivi cationici e possono causare vomito, irritazione del cavo orale e abbondante salivazione: anche in questo caso è utile un protettore della mucosa.


CAUSTICI

Sono invece molto più aggressivi i detersivi per i pavimenti e quelli per le superfici dure, specialmente se ad azione sgrassante o igienizzante: questo tipo di prodotti sono, infatti, potenzialmente ustionanti.


Shampoo per auto - Detersivi per lavastoviglie e per pavimenti

Sono caustici gli acidi forti con pH < 2 (acido cloridrico, solforico) e le basi forti con pH >12 (ammoniaca, candeggina, soda caustica).

Il valore di pH non è, invece, significativo in caso di soluzioni di ammoni quaternari (benzalconio cloruro) che hanno un’azione caustica per concentrazioni maggiori al 3-5%, così come i perossidi (acqua ossigenata), l’ acido Fluoridrico (togli ruggine), che hanno un

diverso meccanismo lesivo. Decisamente caustici, e in grado di provocare ustioni

severe, sono i detersivi per lavastoviglie industriali che contengono soda caustica; gli sgorgatori, i disincrostanti, gli anticalcare, i pulitori per metalli, i prodotti per la pulizia del forno, l’ammoniaca, l’acido muriatico, l’acido solforico (liquido delle batterie), la soda caustica e gli igienizzanti a base di ammoni quaternari.

Un discorso a parte meritano le candeggine: le candeggine a base di perossido di idrogeno (“delicate” o “gentili”) sono più aggressive della candeggina classica (ipoclorito di sodio) e, per ingestione, possono danneggiare gravemente le mucose con lesioni a carico dell’esofago e dello stomaco.

Anche alcuni additivi pretrattanti per tessuto sono a base di acqua ossigenata e hanno le stesse potenzialità tossicologiche delle candeggine delicate.

Le candeggine a base di ipoclorito di sodio, per la concentrazione di cloro attivo, causano una irritazione da lieve a moderata che, per ingestione accidentale, determina generalmente solo una modesta iperemia delle mucose.

Problemi più seri si hanno per ingestione di pastiglie al cloro o prodotti con concentrazioni superiore alle candeggine di uso domestico (>5%).

Ammoniaca e candeggina sono utilizzate per la pulizia dei pavimenti e per igienizzare la cuccia, ma i vapori sono più facilmente percepiti sia perché gli animali sono praticamente molto vicini al pavimento, sia per il ristagno dell’odore in ambiente piccolo come la cuccia: per questo motivo si devono utilizzare prodotti specifici e meno pericolosi per loro.

L’inalazione di fumi, di polvere a base di cloro o la miscelazione impropria con altri prodotti, come ammoniaca e/o acidi, produce tosse e difficoltà alla respirazione, con possibile compromissione polmonare, che richiede l’intervento del veterinario per la somministrazione di farmaci cortisonici e broncodilatatori.

In caso di ingestione di sostanze caustiche, non bisogna provocare il vomito e non si deve somministrare latte, ma occorre rivolgersi immediatamente al veterinario che somministrerà per vena farmaci specifici per proteggere lo stomaco (omeprazolo o cimetidina) ed eseguirà una gastroscopia per verificare l’entità del danno provocato dal caustico.


SOLVENTI

L’acetone, i solventi per vernici come l’acqua ragia e il tricloroetilene (o trielina), la benzina, il gasolio e altri derivati del petrolio in genere sono una possibile fonte di intossicazione accidentale.

Sono sostanze che possono essere assorbite anche per via inalatoria (sniffing) e causano un’azione tossica sul sistema nervoso centrale, determinando difficoltà a mantenere la posizione eretta dovuta al cedimento delle zampe posteriori, con conseguente incoordinazione nei movimenti, barcollamento e sopore.

Possono causare anche danni al cuore (aritmie), al fegato (epatiti) e ai polmoni dove sono causa di lesioni della membrana alveolare, con edema polmonare e polmonite chimica.

Molto più pericolosa è l’ingestione che può essere sia diretta, sia indiretta, attraverso il leccamento del pelo imbrattato, dovuto a una caduta accidentale in un contenitore, oppure per leccamento dell’acquaragia usata dal proprietario per la pulizia del pelo sporco di vernice. Per ingestione, i solventi causano vomito, salivazione, diarrea, alterazioni neurologiche, respiratorie, epatiche e cardiache con comparsa e peggioramento dei sintomi più gravi, anche dopo diverse ore dall’esposizione.

Anche in questo caso Non va provocato ilvomito, in quanto potrebbe determinarne l’ inalazione di schiuma, con conseguente polmonite chimica.

Non vanno somministrati latte o altri grassi animali o vegetali (olio d’oliva), perché renderebbero più assorbibili questi prodotti che sono liposolubili, aumentando il rischio di intossicazione.

Sulla cute, se non prontamente decontaminata con acqua e sapone, questi prodotti possono determinare la comparsa di arrossamenti, edema ed eventuale ustione.

In base ai disturbi presenti, il medico veterinario deciderà la terapia più idonea.


TABACCO

Tutti i prodotti a base di tabacco (sigarette, sigari, tabacco per pipa) contengono nicotina, così come i cerotti (Patch) e il liquido usato per le sigarette elettroniche.

Le cartucce per le sigarette elettroniche hanno una notevole concentrazione di nicotina, in più sono spesso aromatizzate e quindi più appetibili, sia per i cani, sia per i bambini: sono per questo molto più pericolose delle sigarette classiche.

L’intossicazione da nicotina provoca, in tempi brevi, vomito, aumento della frequenza cardiaca, tremori, convulsioni, difficoltà respiratorie, alterazioni della pressione sanguigna; nei casi gravi si può arrivare anche al decesso dell’animale.

Se si verifica l’ingestione accidentale di tabacco e dei suoi derivati, può essere

d’aiuto la somministrazione immediata di carbone vegetale, ma è indispensabile l’intervento del medico veterinario, che provvederà alla somministrazione di farmaci sedativi e controllerà le funzioni vitali.


GLICOLE ETILENICO

Il glicole etilenico è il principale costituente dei liquidi antigelo, di solito di colore azzurro e di sapore dolciastro, è largamente diffuso anche in ambiente domestico.

È poco assorbibile per via cutanea e polmonare, viene invece rapidamente assorbito dal tratto gastroenterico e metabolizzato a livello epatico con formazione di numerosi metaboliti tossici sia per il SNC (neurotossici), sia per il rene.

Inoltre, causa un accumulo di acidi nell'organismo (acidosi metabolica), molto pericoloso e difficilmente trattabile.


Glicole etilenico

Per l’uomo, un sorso accidentale di glicole puro (circa 30 ml) può già essere pericoloso e un bicchiere (circa 150 ml) può essere letale; per il cane la dose tossica è stata stimata in circa 4,4 ml/kg e 1,4 ml/kg per il gatto; i cuccioli sono più sensibili.

Sintomi:

Le manifestazioni cliniche, già dopo mezz’ora dall’ingestione, sono simili a quelle dovute all’alcool e cioè: barcollamento, vomito, sete intensa e sonnolenza, che può evolvere verso il coma; nelle 12 ore successive si instaurano problemi cardiaci (ipertensione, tachicardia) e respiratori (dispnea) con possibile edema polmonare; successivamente compare il danno renale con riduzione/assenza di urina.

Terapia:

In caso di ingestione di glicole bisogna rivolgersi immediatamente al veterinario! Il trattamento di decontaminazione (vomito o lavanda gastrica) è poco efficace, perché il glicole è assorbito immediatamente.

Può essere necessario somministrare, comeantidoto, l’alcool etilico (o per bocca o per endovena) oppure un altro antidoto il fomepizole, un farmaco quest’ultimo che, iniettato per vena, inibisce la produzione rapida di metaboliti tossici, così come l’alcool, ma con minori effetti collaterali.

È indispensabile una buona idratazione endovenosa sia per proteggere il rene, sia per aiutare l’eliminazione del glicole e dei sui metaboliti.

Se la terapia con gli antidoti è applicata rapidamente, si può scongiurare la morte dell’ animale e ridurre notevolmente il rischio di un’ insufficienza renale che comporterebbe sedute di dialisi.


I PESTICIDI

I pesticidi sono prodotti sia di origine naturale sia chimica, usati nella lotta contro qualsiasi organismo nocivo, animale o vegetale.

Sono numerosi e specifici per parassiti, acari, cocciniglie, zanzare, lumache, roditori dannosi, erbe infestanti e altro ancora.

Stiamo parlando di insetticidi (piretrine, organo fosforici e carbammati), erbicidi, anticrittogamici, lumachicidi, ratticidi.

Sono utilizzati prevalentemente in agricoltura, ma sono presenti anche nelle nostre case per combattere scarafaggi, formiche, mosche, zanzare e nei prodotti per il giardinaggio.

Un’intossicazione con pesticidi può essere provocata o da un uso scorretto del prodotto, o da ingestione di bocconi avvelenati, oppure, più di frequente, da un troppo facile accesso al prodotto mal custodito.

In questo contesto saranno trattati i prodotti maggiormente implicati nelle intossicazioni di tipo domestico.


REPELLENTI

La maggior parte degli insetticidi a uso domestico sono a base di piretro o suoi derivati chimici (piretroidi): Permetrina, Deltametrina, Cipimetrina, etc. Tali derivati sono frequentemente presenti sia negli insetticidi spray contro mosche e zanzare, sia nelle piastrine e zampironi.

La permetrina è presente in alcuni collari antiparassitari assieme ad altri agenti sinergici, come il piperonil- butossido, in grado di condizionare la risposta all’ intossicazione.

Se usati correttamente, questi insetticidi hanno una scarsa tossicità, non sono assorbiti tramite la pelle, anche se possono essere irritanti e dare dermatite da contatto.

Sintomi:

L’ingestione accidentale o l’applicazione sul pelo di concentrazioni superiori al tollerato, oppure l’uso errato (per esempio collare per cane applicato al gatto), possono provocare disturbi molto pericolosi come tremori, convulsioni e difficoltà respiratoria. Tutto ciò può verificarsi soprattutto nel gatto che è molto più sensibile del cane ai piretroidi, perché ha una diversa capacità di metabolizzazione.

Terapia:

Per il contatto cutaneo con insetticidi liquidi si deve lavare l’animale con acqua e sapone; in caso di ingestione, non provocare il vomito e non dare latte o grassi, ma rivolgersi con urgenza al veterinario che praticherà la terapia più idonea al principio attivo presente nel prodotto ingerito. A tale proposito occorre comunicare sempre il nome commerciale dell’insetticida.

Per l’ingestione di piccole quantità di repellenti solidi (per esempio un pezzetto di piastrina o di zampirone) è sufficiente, invece, far bere del carbone in polvere, diluito in acqua.

Alcuni repellenti per zanzare, a uso umano, contengono DIETILTOLUAMMIDE (DEET): questi prodotti non devono essere applicati agli animali domestici perché possono provocare tremori e convulsioni.

I prodotti contro gli scarafaggi e le formiche, contenuti in gabbiette attraenti per il cane, sono composti per la maggior parte da piretroidi, ma anche da carbammati o esteri organo fosforici; questi ultimi hanno un meccanismo d’azione diverso dai piretroidi (inibiscono l’enzima acetilcolinesterasi) e sono molto pericolosi perché possono provocare lacrimazione, salivazione abbondante, vomito e diarrea, seguiti da tremori, coma e convulsioni.

In questi casi deve intervenire il medico veterinario per la decontaminazione e l’uso dell’antidoto più idoneo: sarà somministrata solo atropina per i carbammati, insieme alla pralidossima (PAM) per gli organofosforici, oltre ai farmaci necessari per controllare i disturbi neurologici.


RATTICIDI

Le esche per topi sono disseminate nei parchi o nei giardini per la derattizzazione e gli animali da compagnia possono ingerirle accidentalmente, durante le passeggiate. A volte si può avere un’intossicazione causata dall’ingestione di bocconi avvelenati (carne con ratticida) o per l’ingestione di topi morti avvelenati.

In questo secondo caso l’intossicazione è però relativa e dipende dalla quantità di veleno ingerito dal topo (avvelenamento secondario o di relais).

Questi prodotti, che si presentano in bustine, granaglie o pasta gommosa, molto colorate, a volte zuccherate e quindi molto appetibili, sono costituite prevalentemente da Clorofacinone, Cumatetralil, Bromadiolone e

aaBrodifacum, con diversa tossicità a seconda della generazione di appartenenza (I , II ,

III generazione con tossicità che va da moderata, a molto elevata).

Sintomi:

I composti anticoagulanti sono estremamente pericolosi per il cane e per i piccoli animali, in quanto possono provocare, anche a distanza di giorni dall’ingestione, gravi emorragie, scatenate anche da piccoli traumi; le emorragie sono dovute al consumo della vitamina K, con conseguente riduzione dei fattori della coagulazione.

Non sempre si assiste all’ingestione di questi prodotti, ma bisogna preoccuparsi quando compaiono sintomi (che possono non essere specifici) come per esempio un facile affaticamento, difficoltà a salire le scale, a correre, affanno; nella fase successiva possono comparire tracce di sangue nelle urine e gonfiori nelle articolazioni dovute a stravaso emorragico.

Terapia:

In caso di ingestione, accertata dal proprietario, è indispensabile intervenire subito: è essenziale portare l’animale dal veterinario che provvederà alla decontaminazione con eventuale lavanda gastrica, la somministrazione carbone e dell’antidoto specifico la Vitamina K1, oltre al controllo ematico della coagulazione.

Questa vitamina è necessaria per contrastare i gravi danni alla coagulazione del sangue; senza terapia, si assiste al decesso dell’animale per emorragia cerebrale, toracica e addominale entro 1/10 giorni dall’ ingestione.

Dato che gli anticoagulanti presenti nei ratticidi hanno una lunga durata d’azione, è necessario somministrare per bocca la vitamina K1 (Fitomenadione) alla dose di 2-5 mg/kg, per una durata di 20-30 giorni.

Per prevenire l’ingestione di ratticidi è utile verificare la presenza dei cartelli che segnalano la derattizzazione con il principio attivo usato e, per maggior sicurezza, sarebbe bene usare la museruola per le passeggiate nel bosco.

Molto più di rado i topicidi possono contenere fosfuro di zinco e vitamina D3 (Colecalciferolo): il fosfuro dopo ingestione si trasforma in fosfina, molto irritante per il tratto gastrointestinale, provocando vomito e ulcerazioni, ma agisce anche su altri apparati, come il sistema nervoso centrale, il cuore e i polmoni.

Di conseguenza, oltre al vomito, possono comparire eccitazione e convulsioni, accompagnate da alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie), ipotensione e difficoltà alla respirazione (dispnea) che richiedono il supporto da parte del veterinario. Occorre, invece, ingerire grosse quantità di vitamina D3, perché si possa avere un’intossicazione, che si manifesta con nausea, vomito, possibile ipercalcemia e con alterazioni della funzionalità renale.


STRICNINA

Le intossicazioni da stricnina non dovrebbero più verificarsi in quanto non è più in commercio da tempo; purtroppo però se ne registrano ancora e sono dovute all’ingestione di bocconi avvelenati preparati con questo veleno.

La stricnina, estratta da Strychnos nux-vomica e dallaStrychnos Ignatii, agisce rapidamente per blocco della glicina, amminoacido coinvolto nella trasmissione dell’impulso nervoso.

Sintomi:

Dato il rapido assorbimento, entro 10-30 minuti dall’assunzione, compaiono convulsioni, contrattura dei muscoli respiratori con arresto della respirazione e conseguente decesso.

Terapia:

Strychnos nux-vomica

Se l’ingestione è avvenuta da pochissimo tempo, può essere utile la lavanda gastrica con carbone attivo, effettuata dal veterinario, insieme ai farmaci specifici per il controllo delle convulsioni (diazepam, barbiturici).

Gli stimoli esterni accentuano notevolmente la risposta eccitatoria del sistema nervoso centrale, perciò è necessario un ambiente silenzioso e confortevole.

Non c’è antidoto!


METALDEIDE

I prodotti per eliminare lumache e limacce contengono metaldeide, sono in genere granuli azzurri, verdi o blu e sono utilizzati anche nei giardini.

Sintomi:

L’ingestione di lumachicida provoca in poco tempo nistagmo (movimenti oscillatori, ritmici e involontari dei bulbi oculari) soprattutto nei gatti, tremori muscolari e incoordinazione nei movimenti e convulsioni, con tachicardia e difficoltà respiratorie. In questo caso, l’ambiente non influisce molto sulla risposta neurologica, a differenza della stricnina..

Terapia:

Il carbone in polvere è utile se ingerito precocemente, ma è indispensabile contattare immediatamente il veterinario che provvederà a uno svuotamento gastrico e aiuterà il nostro pet con i farmaci utili a controllare le convulsioni.

Non c’è antidoto!

Come abbiamo visto, i pesticidi sono estremamente pericolosi ed è necessario fare molta attenzione per evitare l’ingestione da parte dei nostri amici a quattro zampe. Se dovesse accadere, è necessario contattare subito un CAV o il proprio veterinario, se possibile, fornendo il nome commerciale del prodotto per le cure più appropriate.


I FARMACI

Nelle nostre case sono sempre presenti farmaci di tutti i tipi: per la febbre, per la tosse, per i dolori muscolari, addominali, per la diarrea, per la pressione, per dormire... una vera e propria farmacia in miniatura, con svariate molecole.

Stando ai dati in nostro possesso, le intossicazioni veterinarie da farmaci sono seconde solo a quelle da pesticidi e, insieme ai prodotti domestici e alle piante, rappresentano una grossa sfida.

Le intossicazioni sono dovute soprattutto all’ingestione accidentale di farmaci umani lasciati incustoditi, ma anche a errore terapeutico per scambio di farmaci veterinari, oppure per somministrazione di farmaci ad uso umano pensando, erroneamente, che siano efficaci allo stesso modo.

Toppo spesso blister di pillole colorate, sono lasciati incustoditi e facilmente raggiungibili dagli animali domestici (come dai bambini), che puntualmente, ne fanno scorpacciate; se lasciati soli in casa, al rientro troveremo le confezioni sgranocchiate, ma non sapremo mai l’ora precisa dell’assunzione.

I rischi ovviamente sono tanti, il metabolismo dei farmaci per il cane e per il gatto sono diversi da quello umano e quello che fa bene a noi può essere mortale per i nostri pets.

I farmaci a uso veterinario sono studiati tenendo conto delle caratteristiche peculiari degli animali, sono sicuri per efficacia e qualità e sono i soli utili per curare in sicurezza. per questi motivi è necessario usarli correttamente secondo le prescrizioni veterinarie e non utilizzare farmaci ad uso umano!

Per evitare di sbagliare farmaco (può succedere anche ai proprietari di ingoiare farmaci veterinari), magari a causa di confezioni molto simili, è opportuno utilizzare contenitori diversi, un po’ come per i bambini, scrivendo sopra il nome del paziente a grandi lettere. A volte può capitare che, nel prendere una pillola, questa cada in terra. In quel caso il nostro cane potrebbe essere più svelto di noi nel recuperarla, con ovvie gravi conseguenze: è quindi meglio evitare di assumerla in sua presenza.

I farmaci più coinvolti, sia per ingestione accidentale, sia per somministrazione incongrua, sono i farmaci neurologici (antidepressivi, ansiolitici, antiepilettici, antistaminici); i farmaci analgesici, antinfiammatori, antipiretici (paracetamolo, acido acetilsalicilico, ibuprofene, naprossene) e i farmaci cardiovascolari (antipertensivi, antiaritmici, digitale): ovviamente l’elenco è più ampio e comprende ogni prodotto farmaceutico, parafarmaceutico, erboristico e quant’altro.

In questa sede prenderemo in considerazione quelli più frequenti e pericolosi, perché agiscono su organi vitali come cuore e cervello, oltre a fegato e rene.

Ciò che fa bene a noi può essere pericoloso per i nostri pets!


PARACETAMOLO

E’ un farmaco presente sicuramente in tutte le case e utilizzato per ogni età, contro la febbre e come antidolorifico (dolori muscolari, mal di testa, etc.), spesso associato ad altre molecole.

Le cause di un’intossicazione sono spesso accidentali, ma anche per somministrazione incongrua in animale febbrile con dosaggi pediatrici.

Sintomi:

Come già detto, gli animali hanno un metabolismo diverso da noi e, nel caso del paracetamolo, non riuscendo a smaltire questa molecola attraverso i meccanismi di ossidazione epatici (glucuronazione con consumo di glutatione), possono sviluppare danni al fegato, evidenziati dalla comparsa di ittero (colorazione giallastra delle mucose), accompagnato da vomito e depressione del sistema nervoso centrale (sopore e coma).

Nel cane l’intossicazione si ha per ingestioni di farmaco in sovradosaggio (150 mg/Kg, come nell’uomo), ma si preferisce, in generale, evitare l’uso di questa molecola perché anche a dosaggi bassi può dare epatite.

I gatti sono più a rischio, rispetto al cane, perché hanno un deficit genetico che impedisce la metabolizzazione della molecola, perciò è pericoloso anche in piccole quantità; oltre a sviluppare epatite, come il cane, ci possono essere alterazioni a carico dei globuli rossi con rottura (emolisi) e conseguente alterazione nel trasporto dell’ossigeno alle cellule.

La distruzione dei globuli rossi determina urine scure, colorazione bluastra delle mucose, difficoltà alla respirazione, anemia; a causa dell’intossicazione, si ha gonfiore (edema) del muso, vomito, successiva comparsa di alterazioni del sensorio con coma e morte.

Terapia:

L’ingestione di paracetamolo richiede una rapida decontaminazione con carbone vegetale: il medico veterinario deciderà in base alla quantità e all’animale se far precedere la somministrazione di carbone, da una lavanda gastrica.

Esiste un efficace antidoto (N-acetilcisteina) che, se fatto precocemente in vena, riesce a scongiurare/ridurre il danno al fegato; va somministrato per almeno due giorni (150 mg/Kg, seguito da 50 mg/Kg ogni otto ore).

Alcune formulazioni antidolorifiche contengono, oltre al paracetamolo, anche farmaci oppiacei (oxycodone) che, in caso di ingestione incongrua, possono dare depressione del Sistema Nervoso Centrale e respiratoria; (N.B. Anche alcuni farmaci contro la tosse contengono oppiacei come codeina, dextrometorfano e altri).

Anche in questo caso, oltre alla decontaminazione, è possibile l’uso di un antidoto(Naloxone) che contrasterà rapidamente il rischio per la vita del nostro pet.


FARMACI ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI (FANS)

Questi farmaci sono usati per curare l’infiammazione, il dolore e la febbre: l’acido acetilsalicilico, l’ ibuprofene e il naprossene rappresentano dei grossi pericoli per i nostri amici a quattro zampe, anche a piccolissime dosi, infatti, anche una sola pillola può bastare per causare gravi ulcere allo stomaco e all'intestino.

Sintomi:

I sintomi di solito compaiono dopo 4/6 ore dall’ingestione e sono il vomito, che in presenza di lesioni allo stomaco è sanguinolento e la diarrea; possono causare anche insufficienza renale, emorragie determinate dall’alterazione della coagulazione del sangue, con conseguente anemia ed epatite.

Nei casi gravi si ha un aumento della frequenza respiratoria (aspirina), riduzione della pressione sanguigna con alterazioni della frequenza cardiaca e, inoltre, possono manifestarsi segni neurologici come il barcollamento, la sonnolenza, il coma e il decesso.

Terapia:

Il trattamento prevede, quando possibile, una rapida decontaminazione, protezione dello stomaco con farmaci specifici (omeprazolo o ranitidina) e fluido terapia per proteggere il rene, per almeno un paio di giorni.


ANTIDEPRESSIVI

Le intossicazioni da farmaci utilizzati per il Sistema Nervoso Centrale (SNC), sono determinate da molecole che agiscono in modo diverso secondo la classe di appartenenza: antidepressivi triciclici, serotoninergici, fenotiazine, antiepilettici, anti Parkinson, ansiolitici, sedativi.

Alcuni sintomi sono caratteristici e aiutano a individuare il tipo di molecola, quando questa non è nota.

La percentuale dei farmaci coinvolti è in rapporto alla frequenza di prescrizione umana: per esempio, negli anni passati erano predominanti le intossicazioni da triciclici e benzodiazepine, ora farmaci serotoninergici.

prevalgono le intossicazioni da

Non c’è antidoto!

Sintomi:

I sintomi, per tutte le molecole, sono a carico del sistema nervoso e vanno dalla sonnolenza, incoordinazione, agitazione fino ai tremori e alle convulsioni, accompagnati da diversa tossicità cardiaca.

Gli antidepressivi triciclici (Amitriptilina) sono molecole usate dal veterinario, sia nei cani sia nei gatti, ma se ingeriti in dose superiore a quella terapeutica, sono molto pericolosi; in genere, si considera tossica la dose di 15mg/kg, ma è variabile a seconda della molecola ingerita.

I triciclici sono assorbiti rapidamente nel tratto gastrointestinale e agiscono sul SNC inibendo la normale funzione di alcune molecole cerebrali (neurotrasmettitori come la serotonina, noradrenalina e altri) con conseguente alterazione dello stato di coscienza che va dall’agitazione con tremori alla depressione con coma e convulsioni; segno caratteristico è la dilatazione delle pupille (Sindrome Anticolinergica Centrale).

Questi farmaci hanno un’azione cardiotossica e scatenano alterazione del ritmo cardiaco (tachicardia e aritmie) con ipotensione e possibile arresto, accompagnato da depressione respiratoria.

Inoltre, ci possono essere febbre, bocca asciutta, ritenzione urinaria e rallentamento del transito intestinale (Sindrome Anticolinergica Periferica), quindi una maggior durata dell’intossicazione.

Gli antidepressivi serotoninergici, inibiscono il riassorbimento della serotonina, che accumulandosi provoca la classica Sindrome serotoninergica, caratterizzata da nausea, vomito, diarrea, salivazione e sudorazione oltre ai disturbi neurologici di agitazione, eccitazione, sopore e, nei casi gravi, possibili convulsioni con alterazioni del ritmo cardiaco e febbre molto alta che non risponde agli antipiretici (Ipertermia maligna).

Terapia:

Il trattamento prevede uno svuotamento gastrico, effettuato dal veterinario tramite lavanda gastrica, con somministrazione di carbone vegetale attivato e purgante salino.

Attenzione a provocare il vomito, si potrebbe avere inalazione con conseguente polmonite chimica (ab ingestis) per lo stato comatoso o convulsivo determinato dai farmaci antidepressivi.

L’animale deve essere monitorato dalle 12 alle 24 ore e anche più, questo tempo è determinato dal tipo di antidepressivo e da quanto precoce è stata la decontaminazione rispetto all’assunzione: se molto precoce, il rischio è ridotto.

Devono essere controllati sia il sistema neurologico, sia quello cardiaco, sia quello respiratorio: il medico veterinario somministrerà i farmaci necessari a controllare le convulsioni e le aritmie, per cui è necessario contattarlo immediatamente.

Anche i farmaci antiepilettici sono molto pericolosi, i barbiturici, la carbamazepina e l’acido valproico, anche in quantità non elevata, possono provocare sopore, coma e convulsioni, con possibile insufficienza respiratoria.

Non c’è antidoto!


BENZODIAZEPINE

L’ ingestione di farmaci ansiolitici/sedativi sia accidentale, ma anche per somministrazione incongrua da parte del proprietario, in caso di animale irrequieto, può essere pericolosa.

Sono molecole, queste, molto utili in caso di convulsioni, ma devono essere somministrate dal veterinario e sotto stretto controllo.

Sintomi:

Le benzodiazepine possono provocare profonda sonnolenza e flaccidità muscolare con conseguente difficoltà respiratoria e coma.

In alcuni casi, invece della sedazione, gli animali hanno presentato effetti opposti con agitazione.

Terapia:

In caso di ingestione, può essere utile la decontaminazione e la somministrazione di carbone in polvere; In caso di coma, esiste un antidoto (Flumazenil) che, somministrato per vena dal veterinario, può impedire il coma e la difficoltà respiratoria.


ANTIPERTENSIVI

I farmaci contro la pressione alta sono rappresentati da diversi tipi di molecole, come i Calcio antagonisti, i Beta-bloccanti, gli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE inibitori) e i diuretici. Ognuno di questi ha una diversa potenzialità tossica: i primi due sono molto pericolosi anche a basse dosi.

Sintomi:

I Calcio antagonisti (Diltiazem, Amlodipina, Nifedipina) e i Betabloccanti (Atenololo, Propanololo), con meccanismo diverso, controllano la pressione sanguigna e alcuni disturbi del ritmo cardiaco.

In caso di ingestione accidentale di questi farmaci si ha un abbassamento importante della pressione, riduzione della frequenza cardiaca (bradicardia), con possibile arresto cardiaco.

La riduzione della pressione arteriosa è visualizzata dalla debolezza muscolare, l’animale barcolla, può anche esserci sonnolenza, possibile coma e morte per arresto cardiocircolatorio.

Gli ACE inibitori (Enalapril, Benazepril, Lisinopril) riducono la pressione dilatando i vasi sanguigni e, in caso di ingestione accidentale, hanno un’evoluzione meno drammatica rispetto ai Beta-bloccanti, ma comunque importanti, come la riduzione della pressione, che può comportare alterazioni renali, l’aumento del potassio nel sangue, accompagnati da vomito e diarrea.

L’intossicazione da diuretici (Furosemide, Clorotiazide, Idroclorotiazide) comporta riduzione della pressione con perdite eccessive di liquidi ed elettroliti (in particolare il potassio) con conseguente disidratazione e spossatezza.

Terapia:

In tutti questi casi è indispensabile l’intervento immediato del veterinario, il quale effettuerà la decontaminazione (vomito o lavanda gastrica) con carbone in polvere, oltre alla somministrazione di farmaci adatti a controllare i problemi pressori e del ritmo cardiaco e all’infusione di liquidi per flebo.

Sarà necessario il controllo continuo della pressione, monitor ECG e altri esami strumentali come l’ Ecocardiogramma per verificare la funzionalità cardiaca, per almeno 12/24 ore, o per più tempo nel caso di farmaci a rilascio prolungato.

Nei casi gravi di alterazioni della conduzione cardiaca, che non rispondono alla terapia medica, sarà necessario impiantare un pacemaker cardiaco temporaneo.

Data la pericolosità dei farmaci cardioattivi è necessario il ricovero presso una clinica veterinaria, sino alla risoluzione dell’intossicazione.

Se l’intervento del veterinario è precoce si può avere un recupero completo.

In caso di ingestione di farmaci è importantissimo riferire al veterinario il nome commerciale preciso o il principio attivo: ovviamente è facile per i blister mordicchiati, ma più complicato per le pillole trasferite nei portapillole, di cui non si ricorda il nome.

Anche il tempo intercorso dall’ingestione al ritrovamento dell’animale è importante: nel caso in cui non si riuscisse a stabilirlo con precisione, saranno comunque adottate tutte le misure necessarie per ridurre l’assorbimento del farmaco e quindi i rischi per la salute dell’animale.


Riporre i farmaci in luogo non accessibile!


LE PIANTE

Le intossicazioni da piante, nella casistica del CAV di Milano, rappresentano il 7% dei casi; le specie più spesso implicate sono: la Cycas, l’oleandro, l’ortensia, la stella di natale, il narciso, ma anche il giglio, il ricino, l’edera, la phitolaccae altre ancora.

I cani assaggiano le piante d’appartamento allo scopo di integrare la dieta con la fibra contenuta nei vegetali, necessaria o per provocare il vomito o per migliorare il transito intestinale, ma anche solo per noia.

Ovviamente non sono in grado di distinguere le piante utili da quelle velenose, perciò deve essere una nostra preoccupazione evitare che entrino in contatto con quelle pericolose, almeno nei nostri appartamenti.

È comunque buona norma conoscere il nome botanico e l’eventuale tossicità di ogni singola pianta: nel caso di ingestione accidentale, sarà più facile intervenire con i presidi terapeutici più idonei.

I vegetali contengono principi farmacologicamente attivi che, in alcuni casi, se ingeriti, possono provocare un’intossicazione con manifestazioni gastrointestinali per l’azione irritante di oli, lattici, saponine o per la presenza di ossalati di calcio.

In altri casi i principi attivi di alcune piante agiscono su organi vitali, come il cuore, il sistema nervoso o il fegato, determinando seri pericoli per la salute dell’animale come, per esempio, la digitale, il mughetto e l’oleandro che contengono sostanze (glucosidi) che agiscono sul cuore, determinando alterazioni del battito cardiaco e della pressione arteriosa.

In questo contesto tratteremo le piante più frequentemente implicate in ambito domestico, anche se quelle velenose, ovviamente, sono molto più numerose, sia d’appartamento, da giardino e sia spontanee.


AGRIFOGLIO (ILEX AQUIFOLIUM)

Le possibili intossicazioni sono più frequenti nel periodo natalizio per ingestione delle bacche che contengono, come anche le foglie, la ilicina eilexantina.

Sintomi:

Queste tossine (saponine) hanno un’ azione irritante locale sulle mucose della bocca e gastrointestinale, perciò l’ ingestione di bacche causa abbondante salivazione, vomito e diarrea, oltre ad inappetenza. Se ingerite in notevoli quantità (circa 20), provocano ripetuti episodi di diarrea e

vomito che possono portare alla disidratazione.

Terapia:

Per l’ingestione di piccole quantità, sarà sufficiente il carbone in polvere e un protettore della mucosa, oltre alla somministrazione, quando necessario, di farmaci specifici per contrastare il vomito e la diarrea.


AMARYLLIS E NARCISO

L ’ Amaryllis appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae, come il Narciso (Narcissus); soprattutto nel fiore, ma anche nel bulbo, sono presenti la narcisina, lalichorina, la scillitoxina e altre sostanze (alcaloidi) che provocano, quando ingerite, un’azione molto irritante; sono presenti anche ossalati di calcio.

Sintomi:

Praticamente subito dopo l’ingestione, al massimo dopo un giorno, compaiono disturbi gravi, sia locali, come la salivazione, sia sistemici, che vanno dalla nausea, vomito, dolori addominali e diarrea, alla compromissioni di organi vitali come il cuore, con ipotensione e riduzione del battito cardiaco (bradicardia), danni al fegato e al Sistema Nervoso Centrale con barcollamento, tremori e possibili convulsioni.

Questi sintomi sono stati riscontrati dopo grosse ingestioni, nel caso di semplice assaggio i disturbi sono, ovviamente, più contenuti e non coinvolgono gli organi vitali. In caso di contatto cutaneo con il lattice può verificarsi dermatite con prurito e

arrossamento (eritema).

Terapia:

Per l’ingestione di piccole quantità, sarà sufficiente il carbone in polvere e un protettore della mucosa, la somministrazione di farmaci specifici per contrastare il vomito, la diarrea e i danni a carico degli organi vitali.


ANTHURIUM

L ’ Anthurium appartiene alla famiglia delleAraceae e, così come l’Alocasia la Dieffenbachia, lo Spathiphyllum, l’ Hedera helix e ilPhilodendron, contiene ossalati di calcio insolubili.

Sintomi:

Quando presenti, sono prevalentemente locali a carico della mucosa orale, si ha una sensazione di bruciore in bocca (dolore urente) con infiammazione e possibile gonfiore (edema) locale, con difficoltà alla deglutizione e, nei casi più severi, anche alla respirazione.

In caso di ingestione possono comparire sintomi gastrointestinali.

Terapia:

In caso di ingestione o contatto con la mucosa orale, sarà sufficiente dare da bere un protettore della mucosa; in caso di edema, invece, il veterinario, somministrerà del cortisone.


AZALEA O RHODODENDRON

L’azalea, come il rododendro, appartiene alla famiglia delle Ericaceae, molto comune come pianta ornamentale da balcone e giardino.

I fiori, le foglie e gli steli contengono lagrayanotossina e sostanze resinoidi (diterpeni), molto irritanti e pericolose sia per i cani che per i gatti.

Sintomi:

Se ingeriti, anche in piccole quantità, possono provocare bruciori in bocca, abbondante salivazione, nausea, vomito, ma anche disturbi più gravi a carico del cuore (alterazioni della conduzione, bradiaritmia) e del cervello (coma e convulsioni).

Terapia:

I’ingestione di queste piante richiede la decontaminazione con carbone (preceduto o meno da vomito o lavanda gastrica) e la somministrazione di protettori della mucosa.

La presenza di possibili alterazioni del cuore e di sintomi neurologici richiede un’attenta sorveglianza della funzionalità di questi organi e l’uso di farmaci specifici per controllare i sintomi: rivolgersi subito al medico veterinario!


CICLAMINO (CYCLAMEN)

Il ciclamino appartiene alla famiglia dellePrimulaceae e contiene ciclamiretina: tutta la pianta è tossica, soprattutto i bulbi.

Sintomi:

Il ciclamino, così come la Phytolacca americana e l’ippocastano (Aesculus hippocastanum), contiene saponine, sostanze molto irritanti che, se ingerite in una certa quantità, possono causare vomito e diarrea.

Terapia:

È utile la somministrazione di carbone vegetale e controllo dei disturbi gastrointestinali.


CYCAS (CYCAS REVOLUTA THUNB)

La Cycas (famiglia Cycadaceae), è una pianta molto pericolosa, perché potenzialmente mortale per gli animali da compagnia.

Tutte le parti della pianta sono velenose, ma le tossine, tra cui la cicasina, sono più concentrate nei semi.

È sufficiente, infatti, l’ingestione di uno o due semi per provocare una grave intossicazione.

Sintomi:

Dopo poche ore dall’ingestione di questa palma, compaiono vomito e diarrea profusa con abbondante salivazione e intensa sete (disidratazione).

Le manifestazioni più gravi si sviluppano nel giro di pochi giorni e compaiono danni a carico del fegato (epatite acuta), con alterazioni degli enzimi epatici (transaminasi) e della coagulazione. Inoltre si instaura un’insufficienza renale e possono comparire alterazioni a carico del cervello.

Terapia:

La maggior parte dei cani che hanno mangiato parti di Cycas sono deceduti, è quindi necessario intervenire rapidamente con la decontaminazione (lavanda gastrica e carbone) per scongiurare questo pericolo. L’animale deve esser tenuto sotto controllo per alcuni giorni verificando la funzionalità epato-renale e mettendo in atto tutti i presidi necessari a preservarne la funzionalità.

In caso d’ingestione di parti di questa pianta è indispensabile rivolgersi immediatamente al medico veterinario!


DIEFFENBACHIA

La Dieffenbachia appartiene alla famiglia delleAreacae ed è una pianta presente in quasi tutte le case. Ogni sua parte (foglie, radici e fusto) contiene un lattice molto irritante, pericoloso soprattutto per i gatti.

Questo lattice contiene ossalati di calcio che, oltre all’irritazione, possono determinare rilascio di istamina.

Sintomi:

Di solito, i disturbi compaiono rapidamente, entro massimo 4 ore dall’esposizione.

Per ingestione, compare ipersalivazione con importante irritazione a carico della mucosa buccale, con possibile gonfiore (edema) del muso e della gola, che può provocare sia difficoltà alla respirazione, sia difficoltà alla deglutizione.

Inoltre possono comparire vomito e diarrea.

Se il lattice viene a contatto con il manto, compaiono reazioni cutanee, arrossamenti e vescicole, come per un’allergia.

Terapia:

In caso di ingestione o contatto con la mucosa orale, sarà sufficiente dare da bere un protettore della mucosa. In caso di edema o reazioni cutanee, il veterinario valuterà la somministrazione del cortisone.


LANTANA (LANTANA CAMARA)

La lantana è originaria delle zone tropicali dell'America Meridionale: la lantana camara e lalantana montevidensis appartengono alla Famiglia delleV erbenaceae.

È una pianta tossica, ma le foglie hanno un odore poco invitante mentre le bacche hanno un sapore sgradevole. Per questo motivo è improbabile che cani, gatti e bambini ne ingeriscano una quantità sufficiente per procurare intossicazione.

Diverso è per gli ovini e i bovini: per questi animali sono segnalate in letteratura addirittura decessi. Contiene sostanze molto irritanti (monterpeni e sesquiterpeni), oltre a una miscela di flavonoidi, (lantadene A e icterogenina) e acido oleanolico.

Sintomi:

Se ingerita in grosse quantità, provoca disturbi gastrointestinali, tra cui vomito, nausea, dolore addominali, diarrea e irritazione nella cavità orale.

Sono segnalati sonnolenza, problemi respiratori, debolezza, alterazioni a carico del fegato e della cute (dermatosi fotosensibile).

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Terapia:

In caso di ingestione di piccole quantità di pianta o bacche, sarà sufficiente la somministrazione di carbone vegetale e protettore della mucosa; in caso di sintomi neurologici o respiratori, il veterinario somministrerà farmaci sintomatici.


LAUROCERASO, NANDINA DOMESTICA, ORTENSIA

Il lauroceraso appartiene alla Famiglia delle Rosacee; le foglie, ma anche le bacche, contengono tannino e la laurocerasina (glucoside cianogenico).

La Nandina appartiene alla Famiglia delle Berberidaceae e contiene, in tutta la pianta, la nantenina (alcaloide cianogenico); l’ortensia appartiene alla Famiglia delleHydrangeaceae e contiene hydrangina (glucoside cianogenico).

Anche i semi del mandorlo amaro, albicocco, prugno, pesco, ciliegio contengono dei glicosidi cianogenici (amigdalina) che, per idrolisi a livello intestinale, liberano acido cianidrico, quest’ultimo si lega ai citocromi, impedendo la respirazione cellulare.

Sintomi:

L’ingestione di fiori, foglie o bacche può provocare sintomi gastrointestinali (vomito e diarrea), specialmente nei gatti. Nessun problema, invece, viene riscontrato per gli uccelli che probabilmente non assorbono queste tossine.

Le piccole quantità ingerite, di solito, non creano grossi problemi, al contrario, le grosse quantità determinano una severa intossicazione con sonnolenza, acidosi metabolica, aumento della frequenza respiratoria (tachipnea) e riduzione della pressione arteriosa con alterazioni del ritmo cardiaco e possibili convulsioni.

Terapia:

In caso di ingestione di quantità modeste di pianta o bacche, sarà sufficiente la somministrazione di carbone vegetale; per ingestioni più significative, il carbone sarà preceduto dallo svuotamento gastrico.

In caso di sintomi neurologici, cardiaci o respiratori, il medico veterinario somministrerà farmaci sintomatici.


MUGHETTO E OLEANDRO

Il mughetto (Convallaria majalis), l’oleandro (Nerium oleander) e la digitale (Digitalis spp) contengono dei glicosidi cardioattivi che causano rallentamento del battito cardiaco fino all’arresto.

Il mughetto appartiene alla famiglia delle Gigliace, mentre l’oleandro appartiene alla Famiglia delle Apocynaceae e sono piante molto pericolose tanto per cani e gatti, quanto per l’uomo.

I casi di avvelenamento non sono rari per gli animali che vivono all’aperto, anche se il sapore amaro delle foglie dell’oleandro, in genere, riduce le quantità ingerite, ma ne bastano davvero poco per causare al nostro animale gravi problemi cardiaci.

Le tossine presenti nel mughetto sono la convallamarina, la convallotossina e laconvallaria (azione irritante); nell’oleandro è presente l'oleandrina e la neriina.

Si tratta di molecole che svolgono un’azione cardiotossica, simile alla digossina, presente nella digitale.

Sintomi:

Le tossine cardiotossiche di queste piante, oltre a causare problemi gastrointestinali come nausea, vomito, ipersalivazione, irritazione delle mucose e diarrea, determinano effetti potenzialmente letali a carico del cuore.

Infatti, l’ingestione di piccole quantità di fiori, foglie o bacche può dare alterazioni del battito cardiaco (aritmia), blocco cardiaco (atrio-ventricolare) fino all’arresto cardiaco; nell’ingestione acuta, inoltre, aumenta il livello di potassio nel sangue.

Terapia:

Nel sospetto di ingestione di una di queste piante, bisogna rivolgersi immediatamente al medico veterinario, che provvederà alla decontaminazione con lavanda gastrica e carbone vegetale, oltre al controllo costante (monitor ECG) della pressione arteriosa, della frequenza e della conduzione cardiaca e alla somministrazione dei farmaci necessari per contrastare la tossicità cardiaca.

Se necessario, il medico veterinario somministrerà un antidoto contro la digitale.

RICINO

Il ricino (Ricinus communis) appartiene alla famiglia delle Euphorbiacee, contiene diverse fitotossine, tra cui l’acido ricinoleico, la ricinina e la ricina (toxalbumine), molto pericolose.

Anche l’Abrus precatorius e la Robinia pseudoacacia contengono delle toxoalbumine, rispettivamente l’ abrina e la robina; queste piante, molto decorative, sono ricche di queste tossine soprattutto nei semi che

sono usati per fare bracciali e collanine. Dai semi del ricino si estrae l’olio omonimo che contiene solo l’essenza oleosa, non la componente proteica tossica (ricina) e ha un

effetto lassativo, dovuto all’acido ricinoleico. La poltiglia che resta da questo trattamento

viene utilizzata come fertilizzante.

Sintomi:

Le toxoalbumine contenute nei semi di queste piante, sono causa di severe gastroenteriti emorragiche (vomito, diarrea), entro 12 ore dall’ingestione, con conseguente ipotensione.

Possono comparire anche febbre, insufficienza epatica, renale con successivo coinvolgimento di tutti gli organi: sintomi possono portare al decesso dell’animale.

Il cane può intossicarsi per l’ingestione sia dei semi, sia del fertilizzante ottenuto dai semi spremuti.

Anche nei bambini si possono avere gravi intossicazioni per l’ingestione di soli 2-3 semi di ricino.

Terapia:

In caso d’ingestione di parti di questa pianta è indispensabile rivolgersi immediatamente al veterinario, che provvederà alla decontaminazione con vomito o lavanda gastrica e carbone vegetale, oltre al supporto delle funzioni vitali.


SOLANUM

La ciliegia di Gerusalemme (Solanum pseudocapsicum) appartiene alla Famiglia delleSolanacee e contiene la solanocapsina, un alcaloide molto simile alla solanina.

Questa tossina è presente anche nel Solanum niger, S. dulcamara e, in modestissima quantità, anche in piante comuni come le patate (verdi), i pomodori e le melanzane.

Le Solanacee hanno un sapore amaro e irritante dovuto alla solanina e alla capsicina; la solanina è poco assorbita dal tratto gastrointestinale.

Sintomi:

La solanina, per ingestione, provoca principalmente nausea, vomito, dolori addominali e diarrea. Possono comparire aumento della temperatura, torpore con indifferenza all’ambiente e allargamento della pupilla (midriasi), con disturbi visivi.

Per grosse ingestioni, possono comparire allucinazioni, agitazione e tachicardia.

Terapia:

In caso d’ingestione di piccole parti di questa pianta è utile la somministrazione di carbone vegetale e un protettore della mucosa.

Per ingestioni più importanti è consigliato l’intervento del veterinario.


STELLA DI NATALE

Sintomi:

La stella di Natale (Euphorbia pulcherima), fiore natalizio per eccellenza, appartiene alla famiglia delle Euphorbiacea: contiene nelle foglie e nei fusti un lattice bianco costituito da triterpene e ossalati di calcio.

Tutta la pianta è tossica perché, come le altre piante che contengono ossalati di calcio, provoca irritazione nel cavo orale, con eventuale gonfiore della lingua, aumento della salivazione e possibile difficoltà alla respirazione dovuto al gonfiore (edema) in gola.

Se ingerita provoca vomito e diarrea; per contatto oculare, invece, si hanno congiuntivite e lacrimazione e per contatto cutaneo irritazione con eventuali dermatiti.

Terapia:

In modiche quantità non si registrano grossi problemi, è sufficiente somministrare un protettore della mucosa; nei casi più gravi è necessario l’intervento del veterinario.


TASSO

Il tasso (Taxus baccata) è spesso presente nei giardini perché è molto decorativa con le sue bacche rosse, dal sapore gustoso.

A differenza del seme e delle foglie la polpa delle sue bacche non è tossica, non contiene la tassina, sostanza con tossicità cardiaca; la pianta contiene anche degli oli irritanti

Sintomi:

Le intossicazioni sono rare, un cane dovrebbe ingerire una grossa quantità di semi o foglie (circa 30 g) per correre gravi rischi per la salute.

L’ingestione di modiche quantità, dopo circa due d’ore, determina solo sintomi gastrointestinali (vomito, diarrea e abbondante salivazione).

In caso di ingestioni più importanti possono comparire pupille dilatate (midriasi), sonnolenza, tremori e barcollamento, accompagnati da effetti sul cuore (bradicardia, aritmia e ipotensione).

Possono inoltre comparire ipotermia, coma, convulsioni e difficoltà respiratorie, che possono portare a morte il paziente, insieme al collasso cardiocircolatorio.

Per l’ingestione di modiche quantità è sufficiente la somministrazione di carbone in polvere; per ingestioni più significative è bene rivolgersi al veterinario.


VISCHIO

Il vischio (Viscum album) è un arbusto parassita della famiglia delle Lorantacee che contieneviscotossine (viscalbina e visciflavina).

Presente in tutte le case nel periodo natalizio, la pianta può dare intossicazioni per ingestione di molte bacche.

Sintomi:

Le bacche hanno una scarsa tossicità e, se ingerite in piccole quantità, possono dare solo vomito con diarrea; al contrario, grosse quantità determinano riduzione della pressione arteriosa (ipotensione) e alterazioni neurologiche (atassia, allucinazioni, convulsioni) con midriasi.

Terapia:

Per l’ingestione di alcune bacche è sufficiente il carbone vegetale in polvere, mentre per ingestioni più importanti bisogna rivolgersi al medico veterinario.


ZAFFERANO FALSO

Il falso zafferano è il Colchicum autumnale, pianta con fioritura autunnale, appartenente alla famiglia delleColchicaceae o Liliaceae e, come la Gloriosa superba, è molto pericoloso perché contiene la colchicina.

Questa pericolosa tossina è presente in tutta la pianta, ma soprattutto nel bulbo che è facilmente ingeribile dal nostro cane, se lasciato incustodito.

La colchicina è utilizzata per curare la gotta e le artriti, ma l’ingestione anche di piccole quantità è estremamente pericolosa e può portare a morte il nostro pet.

Sintomi:

L’ingestione di bulbi, fiori, foglie o semi di Colchicum autumnale, nell’arco di poche ore provoca vomito, diarrea e dolori addominali.

A distanza di circa 24 ore compaiono alterazioni a carico del sangue con riduzione dei globuli bianchi e conseguente anemia, oltre all’alterazione della coagulazione, dovute all’azione della colchicina sul midollo osseo.

Nei giorni successivi si evidenziano perdita del pelo, alterazioni a carico del fegato, del rene, del cuore e di tutti gli altri organi, che portano al decesso.

Terapia:

Per l’ingestione recente di questa pianta è indispensabile la lavanda gastrica e il carbone vegetale; la tossina non ha antidoti, per cui è necessario un trattamento intensivo, da parte del medico veterinario.

Ovviamente, ci sono molte altre piante velenose, per cui è buona norma fare attenzione all’ingestione di radici, bulbi, bacche e quant’altro.

Le piante selvatiche come l’Atropa Belladonna, la Datura Stramonium, laMandragora, il Colchico e altre ancora, possono creare grossi problemi ai nostri animali da compagnia (vedi Box piante).

La maggior parte delle piante, se ingerita in modeste quantità, provoca problemi relativamente modesti, alcune però sono molto pericolose, soprattutto per i cuccioli e per i bambini.

In caso d’ingestione di un vegetale è indispensabile il riconoscimento botanico, con il nome scientifico della pianta coinvolta, affinché il Centro Antiveleni o il veterinario, possano valutare correttamente l’entità del rischio tossicologico.

È buona norma farsi sempre dire dal fioraio di fiducia il nome delle piante che mettiamo in casa e, quelle pericolose, devono essere messe in posti difficilmente raggiungibili dai nostri pet e bambini: se, nonostante tutte le accortezze messe in atto per evitare il contatto con le piante d’appartamento o in giardino, abbiamo il dubbio che il nostro amico a quattro zampe abbia mangiato foglie o bacche, non esitiamo a rivolgerci a un Centro Antiveleni o al nostro veterinario!


GLI ALIMENTI

Non tutti sanno che alcuni cibi, ottimi e gustosi per noi umani, non sono adatti ai nostri pet e possono essere causa di vere e proprie intossicazioni.

Quando pensiamo di dare una ricompensa al nostro pet, offrendogli un cioccolatino, in realtà gli stiamo facendo del male.

Ovviamente piccole quantità non creano grossi problemi, ma è meglio conoscere bene quali siano i rischi, per la salute dei nostri amici a quattro zampe, che si nascondono anche in cose che noi consideriamo prelibate.

Sono alimenti appartenenti a diverse categorie e possono dare intossicazione per meccanismi diversi tra loro.

Di seguito esamineremo quegli alimenti che, indipendentemente dalla dose, sono sempre pericolosi, in quanto possono causare nell’immediato o a distanza (come per i funghi) delle vere emergenze veterinarie di tipo tossicologico.

È estremamente importante, dunque, saper riconoscere precocemente le manifestazioni cliniche di alcune intossicazioni alimentari che, se non trattate tempestivamente, potrebbero essere mortali per i nostri pet.


ALCOOL

L’alcool etilico è presente in diverse bevande alcoliche come il vino e la birra, ma può essere presente anche nei profumi, nei colluttori e nei farmaci per la tosse: se lasciati incustoditi, possono essere ingeriti anche in notevoli quantità.

È usato in clinica per le intossicazioni da antigelo, ma, in questi casi, è somministrato sotto stretto controllo veterinario.

Nei cani e nei gatti è assente l’enzima (alcool- deidrogenasi) necessario per metabolizzare l’alcool. Per questo motivo, se bevuto, può dare dei seri problemi di intossicazione sia nei cani, sia nei gatti: è indispensabile evitare che ciò accada.

Sintomi:

Le ingestioni di bevande contenenti alcool etilico possono intossicare i nostri amici a quattro zampe determinando vomito, diarrea, difficoltà a reggersi sulle zampe, tremori, difficoltà respiratorie, riduzione della glicemia e ipotermia.

Nei casi gravi possono esserci coma e convulsioni.

Terapia:

Per l’ingestione di alcool in notevoli quantità, nell’immediato è utile la decontaminazione gastrica, che sarà fatta dal veterinario. Sarà necessaria un’attenta osservazione dei parametri vitali per evitare il decesso dell’animale.


AVOCADO

L’avocado (Persea americana) è un frutto molto apprezzato nella nostra cucina, ma tutta la pianta, corteccia, foglie, fiori semi e frutti, è tossica.

La tossina responsabile è la persina, le sue concentrazioni sono diverse a secondo della varietà. L’avocado guatemalteco, ad esempio, sembra sia più pericoloso.

Sintomi:

Sono sufficienti piccole quantità di frutto per dare i sintomi di avvelenamento, sia nei cani sia nei gatti, rappresentati da vomito e diarrea, accompagnati da dolori addominali.

In letteratura, è segnalata anche cardiotossicità.

Terapia:

Per piccole ingestioni, è sufficiente il carbone vegetale in polvere, quantità più elevate richiedono l’intervento del veterinario.


CAFFÈ

Il caffè è una bevanda ottenuta dai semi di alcune piante tropicali come la Coffea arabica, contiene una concentrazione di caffeina variabile, dovuta al tipo di albero da cui proviene.

La caffeina (1,3,7-trimetilxantina) è presente oltre che nel caffè, anche nel tè, nella coca cola, nel cioccolato e nel guaranà.

Anche alcuni integratori alimentari per controllare il peso contengono la caffeina.

È una tossina, che viene assorbita subito dal tratto gastrointestinale e agisce sia sul Sistema Nervoso Centrale, sia sul cuore, provocando l’aumento di sostanze eccitatorie (catecolammine, serotonina e dopamina), con conseguente ipereccitabilità a carico di questi organi.

Sintomi:

L’ingestione di caffè o di prodotti che lo contengono, in piccolissime quantità non determina effetti tossici drammatici (<30 mg/Kg) ma possono comparire vomito, aumento della frequenza cardiaca e tremori, che possono durare per circa 6 ore.

Per ingestioni più importanti compaiono, oltre ai segni di cui abbiamo parlato, anche alterazioni metaboliche (iperglicemia, acidosi metabolica), alterazioni cardiache (tachiaritmie), alterazioni della pressione arteriosa, incoordinazione dei movimenti e possibili convulsioni.

Terapia:

Per ingestione di modeste quantità è sufficiente il carbone vegetale in polvere. Quantità più elevate richiedono l’intervento del veterinario per la valutazione e la terapia dei disturbi sia cardiaci sia neurologici.


CIOCCOLATO

Il cacao (Theobroma cacao) è una pianta che ha frutti carnosi, contenenti dei semi, che sono utilizzati (tostati) per la produzione del cioccolato.

La tossicità di questa pianta è dovuta al contenuto di teobromina (3,7-dimetilxantina) e, in minor quantità, di caffeina (1,3,7-trimetilxantina).

La quantità di queste sostanze varia secondo il tipo di seme usato e la concentrazione utilizzata per le preparazioni dolciarie: il cioccolato fondente è più pericoloso di quello al latte.

La Teobromina è assorbita dal cane in circa 10 ore dopo l’ingestione (più lentamente rispetto all’uomo), è metabolizzata nel fegato e tramite la bile, passa nell’intestino, dove è riassorbita e torna al fegato (ricircolo entero-epatico). Viene eliminata con le urine.

L'avvelenamento da cioccolato si verifica più frequentemente nei cani, sia per somministrazione incongrua da parte dei proprietari, sia per ingestioni accidentali.

Sintomi:

L’ingestione di dosi tossiche di teobromina (>40 mg/kg), dopo circa 8-12 ore, provoca vomito, diarrea, agitazione, tachicardia con aritmie, ipertensione, febbre (ipertermia), aumento della frequenza respiratoria (tachipnea), tremori e convulsioni.

La durata dei sintomi è più lunga che per la caffeina. Nel cane è stata stimata in circa 17 ore e anche più; il decesso, di solito, è dovuto alle alterazioni cardiache, febbre e insufficienza respiratoria.

Terapia:

In caso di ingestioni intorno ai 20 mg/kg è utile la somministrazione di carbone vegetale. Per quantitativi maggiori è utile la decontaminazione, fatta dal veterinario, con vomito o lavanda gastrica, prima del carbone, che può essere utile a dosi ripetute, per impedire il ricircolo enteroepatico.

Nel caso fossero trascorse più di 3 ore dalla sospetta ingestione e l’animale avesse già segni eccitatori neurologici, è meglio evitare il vomito perché potrebbe verificarsi un’inalazione del contenuto gastrico con problemi polmonari.

Sarà necessario tenere sotto controllo la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca con i farmaci specifici, oltre al supporto della respirazione.


CIPOLLA

La cipolla (Allium cepa) e l’aglio (Allium sativum) appartengono alla famiglia delleGigliacee e contengono composti solforati come l’Alliina e altre molecole irritanti.

Molto utilizzati nella nostra cucina, sono un grosso pericolo per gli animali da compagnia.

Sintomi:

L’ingestione dei bulbi di queste piante può causare disturbi come vomito, diarrea, dolori addominali, riduzione della glicemia oltre a seri danni sul sangue, a causa della mancata eliminazione del n-propil disolfuro, presente nelle varie specie di aglio e cipolle.

Questo composto si lega ai globuli rossi, impedendo all’emoglobina di trasportare l’ossigeno: nell’uomo non crea problemi perché il nostro organismo è in grado di annullare questo meccanismo, ma nel cane può provocare grossi problemi, in quanto s’instaura un danno a carico dei globuli rossi che si deformano (corpi di Heinz), con conseguente anemia (di tipo emolitico).

25 mg/kg sono stati stimati come dose tossica, dose variabile a seconda della concentrazione di Alliina contenuta (i bulbi coltivati ne contengono di meno): una cipolla di medie dimensioni è sufficiente a dare anemia in un cane di piccola taglia

Cani e i gatti sono golosi di cipolle: se lasciate incustodite, ne faranno una scorpacciata con rischi per la vita. Sono pericolosi anche i piccoli assaggi ripetuti nel tempo, perché l’azione sul sangue continua per giorni.

Terapia:

Gli assaggi estemporanei non richiedono trattamento, ingestioni più significative, invece, hanno bisogno di svuotamento gastrico e carbone in polvere, oltre al controllo del sangue che può richiedere delle trasfusioni, quando l’anemia dovesse essere rischiosa per la vita dell’animale.


FUNGHI

I funghi sono organismi relativamente complessi, più vicini al mondo animale che al vegetale e non possiedono clorofilla.

Si nutrono di sostanze già elaborate da altri esseri viventi: o sostanze organiche decomposte (saprofiti), o sostanze a spese di altre piante (parassiti), oppure con scambio reciproco, vantaggioso per entrambi (simbiosi).

Gli esemplari che chiamiamo funghi sono solo il vegetazione (come le mele per un albero), la vera pianta è costituita da una serie di filamenti (ife) che crescono nel terreno tutto l’anno, sotto le cortecce degli alberi e in frutto (Carpoforo) di una svariati ambienti: praticamente ovunque, ma l’habitat ideale è, ovviamene, il bosco. La maggior parte dei funghi è commestibile, ma alcune specie contengono delle tossine che provocano disturbi caratteristici, secondo del tipo di tossina: ci sono delle specie che hanno solo tossine irritanti gastrointestinali (resinoidi), altre che hanno tossine che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale (muscarina, acido ibotenico, muscimolo, psilocibina), altre ancora che agiscono su organi vitali come il fegato (amatossine) e il rene (orellanina).

Sintomi:

Nelle intossicazioni da funghi, i sintomi, praticamente sempre presenti, sono la nausea, il vomito, la diarrea e i dolori addominali.

Il cane ha gli stessi identici segni clinici dell’uomo!

A secondo della specie fungina ingerita, i sintomi possono comparire in tempi molto brevi (da 30 minuti a 6 ore dall’ ingestione) e, in questo caso, l’ evoluzione è benigna: si risolverà in 24/48 ore.

Quando il vomito e la diarrea compaiono dopo 12-20 ore, la pericolosità dell’intossicazione può essere tale da mettere in pericolo la vita del nostro cane per la comparsa, dopo circa due giorni, di un’epatite gravissima (Amanita phalloides e simili). Alcune specie di funghi (Amanita muscaria, Amanita phanterina) provocano anche sonnolenza, disorientamento, agitazione, tremori allucinazioni; altre, invece, un aumento di tutte le secrezioni (salivazione, lacrimazione), con possibile difficoltà respiratoria e ipotensione.

Terapia:

I funghi sono presenti in parchi e giardini, sia in primavera che in autunno e un cane (divoratore seriale) può ingerirne uno intero e velenoso, con rischio per la vita: se assistiamo all’evento, è molto importante raccogliere anche i frammenti, del fungo ingerito, grazie ai quali il micologo saprà dirci di che specie si tratta e quali possono essere i pericoli.

Nel caso in cui ciò sia impossibile o non si riesca a sapere il tempo dell’ingestione da correlare alla comparsa dei disturbi, il veterinario provvederà alla decontaminazione con lavanda gastrica, carbone, terapia sintomatica e osservazione per circa 24 ore.

I disturbi gastrointestinali molto intensi devono far pensare all’ingestione di specie tossiche per il fegato, con conseguente adeguamento della terapia per sostenere il fegato e il rene, che prevede l’infusione per vena di notevoli quantità di liquidi.

Non bisogna aspettare che i disturbi passino da soli: un ritardo nel cominciare la terapia (carbone ripetuto e iperidratazione) può mettere a repentaglio la vita del nostro animale!

Per l’ingestione di Amanita phalloides e altri funghi contenti amatossine, non ci sono antidoti!


UVA

La vite (Vitis spp), in tutte le sue varietà, produce l’uva, sia il frutto, ma anche i dolci con l’uvetta, hanno un notevole potenziale tossico nei cani: l’ingestione di anche pochi chicchi può scatenare disturbi gastrointestinali e una gravissima insufficienza renale.

Non si conosce la tossina che provoca questi danni renali e non tutti hanno questi problemi.

Si ipotizza una carenza enzimatica individuale che impedisce la metabolizzazione delle sostanze tanniche contenute negli acini.

Sintomi:

In un cane di media taglia, l’ingestione di un chilo d’uva, dopo circa 2 giorni, ha provocato vomito ripetuto non controllabile con la terapia specifica, progressivo deterioramento dei valori di funzionalità renale, aumento del valore del fosforo plasmatico, anuria e decesso.

È stato segnalato lo stesso problema con l’ingestione di pochi acini in un animale di piccola taglia.

Oltre al vomito, possono comparire anche sonnolenza, inappetenza, dolori addominali, disidratazione e tremori.

Terapia:

Nel caso d’ingestione di uva si raccomanda una rapida decontaminazione, anche dopo ore dall’ingestione, per la lunga permanenza degli acini nello stomaco.

Anche se non tutti i cani hanno di questi problemi, il vomito e la somministrazione di carbone in polvere sono utili in ogni caso. Inoltre, è indispensabile, incrementare l’eliminazione di urina con l’infusione per vena di numerosi liquidi, nel tentativo di salvaguardare la funzionalità renale.

L’insufficienza renale, una volta presente, non risponde ai normali farmaci per stimolare la produzione di urina (diuretici), potrebbe essere utile la dialisi, ma anche in questo caso l’evoluzione è incerta.

La maggior parte dei cani intossicati o muore o è soppressa.


XILITOLO

Lo Xilitolo è un dolcificante che, oltre ad essere usato dai pazienti diabetici, è presente anche in molti prodotti alimentari come caramelle, gomme da masticare, colluttori e prodotti dolciari.

Per i cani (e solo per loro), è molto pericoloso ingerire caramelle, biscotti e quant’altro, contenti xilitolo: possono avere una vera e propria intossicazione. Per un meccanismo non ancora conosciuto, lo xilitolo, nei cani stimola la produzione d’insulina (ormone deputato al controllo della glicemia nel sangue), con conseguente riduzione del glucosio ematico (ipoglicemia).

La quantità di caramelle necessarie a determinare questa grave evenienza non si può stabilire con precisione perché dipende sia dalla risposta individuale, sia dalla quantità di dolcificante contenuto nell’alimento ingerito.

La dose tossica dello xilitolo è stata quantificata in circa 75-100 mg/kg.

Sintomi:

I segni di avvelenamento da xilitolo, con comparsa di ipoglicemia, si hanno entro circa mezz’ora dall’ingestione o, in caso di prodotti con lento rilascio di questo dolcificante, anche dopo più ore. Compaiono vomito, debolezza, difficoltà a mantenere la postazione eretta, tremori, crisi epilettiche e coma; in alcuni casi può comparire, dopo circa due giorni, anche una grave insufficienza epatica, con alterazioni della coagulazione e aumento della bilirubina.

Terapia:

L’ingestione di quantità significative di dolcificante necessita di una rapida decontaminazione che deve essere eseguita dal veterinario perché, in questo, caso il carbone in polvere non funziona. Il controllo della glicemia consentirà di escludere un’intossicazione, ma nel caso, invece, l’animale presentasse valori bassi del glucosio, sarà necessario correggere l’ipoglicemia, con l’infusione in vena di notevoli quantità di soluzioni glucosate, per almeno 24 ore.

Nel contempo dovrà essere monitorata la funzionalità epatica per evidenziare le eventuali alterazioni e mettere in atto le terapie specifiche per supportare il fegato.

Modesti movimenti degli enzimi epatici si risolvono in breve tempo, al contrario, la presenza di un’insufficienza importante dell’organo può indicare una prognosi infausta, con decesso o soppressione dell’animale.


Abbiamo visto quanto possa essere pericoloso considerare i nostri pet come piccoli umanoidi, senza tenere conto delle limitazioni che possono avere nel digerire il nostro cibo. Somministrarglielo, dunque, non è una coccola, bensì rischia di trasformarsi in tragedia.

Il vomito e la diarrea sono tra i sintomi più frequenti e, spesso, sono causati da tossine presenti negli alimenti che, nei casi estremi, possono portare alla perdita del nostro amico a quattro zampe.

È molto importante, quindi, conoscere il “pericolo cibo”: questo consentirà di evitare rischi o, nel caso si verificasse un’ingestione accidentale, di intervenire precocemente per scongiurare il peggio.


PUNTURE E MORSI DI ANIMALI

Ad eccezione delle vipere e della malmignatta (un piccolo ragno nero con tredici macchie rosse, diffuso soprattutto nelle zone rurali della Toscana, della Sardegna e dell'Italia meridionale), gli animali e gli insetti presenti sul nostro territorio sono poco pericolosi; il loro morso o la loro puntura provoca di solito reazioni locali.

Bisogna inoltre considerare che gli insetti e gli animali in genere trasmettono, talvolta, malattie infettive e le lesioni possono facilmente infettarsi.

Di seguito tratteremo il morso di alcuni animali particolarmente pericolosi per i nostri animali domestici.


INSETTI

La puntura da parte di scorpioni, ragni, centopiedi, millepiedi non crea grossi problemi, questi insetti hanno una scarsissima tossicità.

Nel caso di puntura di api, bisogna far attenzione alla presenza del pungiglione, che va rimosso.

In questo caso, il pericolo più grave, così come per le vespe e i calabroni, è dovuto al morso sul muso o in bocca.

Il gonfiore che ne deriva, infatti, può interferire con la respirazione e può richiedere l’utilizzo di farmaci specifici per controllare il problema.


ROSPO

Il rospo comune (Bufo bufo) è diffuso in tutta l’Italia eccetto che in Sardegna; si presenta con diverse colorazioni della pelle, che vanno dal verdastro al giallo, al color mattone, con o senza macchie.

La pelle è per tutti verrucosa e contiene una tossina cremosa, biancastra, molto irritante (anche per l’uomo) che è localizzata in due ghiandole Bufo bufo(paratoidi), posizionate dietro agli occhi, oltre che su tutta la pelle e nelle uova.

Le tossine sono composte da più elementi, tra cui bufagenine, con effetti sul cuore, simili alla digitale e le bufotossine che hanno un’azione prevalentemente di tipo neurologico. Tutti i rospi producono queste tossine, ma la loro concentrazione varia da specie a specie e secondo la località di appartenenza.

L’entità del danno provocato è in rapporto al tipo di contatto.

Soprattutto i cani, più di rado i gatti, possono intossicarsi per un’esposizione orale con i diversi tipi di rospi.

Sintomi:

Sia per ingestione (rospo, uova), sia per contatto cutaneo, le tossine del rospo provocano irritazione, che sarà più preoccupante se sono coinvolti gli occhi (congiuntiviti), il naso e la gola (edema faringeo). In quest’ultimo caso potrebbero esserci problemi respiratori per ostruzione dovuta al gonfiore, oltre all’ipersalivazione e al vomito.

Nei casi gravi, dovuti all’ingestione, possono comparire alterazioni cardiologiche (aritmie, BAV) con ipotensione, fino all’arresto cardiaco, incoordinazione dei movimenti, paralisi e coma, già dopo circa quattro ore dall’ingestione.

È sufficiente l’ingestione di un solo rospo per dare gravi problemi.

Terapia:

Dopo il contatto con un rospo, bisogna limitare l’assorbimento della tossina, perciò è necessario lavare abbondantemente la bocca, cercando di impedire all’animale coinvolto l’ingestione della stessa e somministrare del carbone in polvere.

Può essere utile anche il protettore della mucosa per ridurre l’irritazione.

Anche in caso di contatto cutaneo o oculare è importante un abbondante lavaggio con acqua e terapia sintomatica; nei casi più complessi è necessaria un’attenta sorveglianza da parte del veterinario, che somministrerà i farmaci più idonei a controllare sia i problemi cardiaci, sia quelli neurologici.


SALAMANDRA

La salamandra o salamandra pezzata, è una lucertola dal corpo nero, con caratteristiche macchie gialle sul dorso ed è l’anfibio più grande che abbiamo in Italia.

Anche la salamandra, come il rospo, produce un veleno che serve per difendersi dai predatori.

Le sue ghiandole, presenti sulla cute, secernono una sostanza lucida e molto irritante per le mucose.

Questa sostanza ha un’azione di protezione sia perché tiene lontano i predatori (alla stessa stregua della loro colorazione) sia perché protegge l’animale stesso contro le infezioni e la disidratazione.

Sintomi:

Il contatto o l’ingestione della salamandra provocano reazioni al cavo orale di tipo urticante, come bruciore, arrossamento e gonfiore che possono portare a una difficoltà nella deglutizione o nella respirazione; la stessa reazione e provocata dal contatto oculare e sulla pelle.

Terapia:

Per il contatto oculare e con la pelle è utile un abbondante lavaggio con acqua; per il contatto orale, oltre al lavaggio con acqua, è utile la somministrazione di un protettore della mucosa.


VIPERE

La vipera è presente su tutto il territorio nazionale, escluso la Sardegna, vive, solitamente, in zone esposte a sud e non troppo lontano da un potenziale rifugio; possono vivere fino a circa 3.000 m di quota.

Le specie che vivono in Italia sono: la Vipera aspis (in tutte le regioni), la Vipera berus o marasso (arco alpino fino ad alta quota, esclusa la Liguria),Vipera del corno o ammodytes (Alto Adige, V eneto, Friuli-V enezia Giulia), Vipera ursinii(Monti Sibillini e Gran Sasso).

La vipera è un animale mite e tranquillo, attacca solo se è disturbata da vicino, infatti riesce a colpire a non più di 15 o 20 cm di distanza, ma non è raro che il cane, con il suo muso, le vada vicino e si faccia mordere.

Occorre tener presente che il veleno, per la vipera, è molto importante per la digestione, per cui non sempre, quando morde, lo inietta e non necessariamente a dosi tossiche.

Il veleno della vipera europea ha un’azione prevalentemente anticoagulante, ma sono presenti anche altre sostanze (fosfolipasi, esterasi, proteasi, citotossine e neurotossine), responsabili dell’azione sia locale, sia sistemica del morso.

Segni caratteristici del morso di vipera sono i due puntini, distanti 6-8 mm, lasciati dai denti veleniferi, che però non sempre sono visibili, ci sono casi in cui se ne può vedere solo uno.

Sintomi:

Se un cane è morso da una vipera, a causa dell’intenso dolore guaisce e strofina la parte colpita, che, nel giro di poco tempo, si presenterà gonfia (edema) e dura e di colore rosso-bluastro.

Se il morso è localizzato alle narici, al muso o nei pressi della regione faringea, l’edema può ostruire le vie aeree!

Di solito, entro le 6 ore dal morso, possono comparire le alterazioni della coagulazione, con eventuali emorragie, aumento della salivazione, riduzione della temperatura, tremori, contratture muscolari, convulsioni e riduzione della pressione arteriosa (shock) con tachicardia.

Terapia:

In caso di morso di vipera è importante sapere che esistono credenze, tramandate dalla cultura popolare che non vanno assolutamente messe in atto, anche nell’uomo:

non incidere e non succhiare la ferita non serve, infatti, a eliminare il veleno e si possono provocare danni maggiori di quelli causati dalla vipera stessa);

non applicare lacci, potrebbero ridurre l’afflusso di sangue.

Cosa fare:

bendare la parte colpita, senza stringere troppo, evitando di occludere i vasi sanguigni e immobilizzare l’arto colpito;

recarsi immediatamente presso il centro veterinario più vicino, che terrà in osservazione il nostro cane e, se necessario, il medico veterinario somministrerà in vena l’antidoto (Siero antiofidico).


ZECCHE

Discorso a parte meritano le zecche, che non sono velenose, ma sono veicolo di pericolose malattie, anche nell’uomo, come la malattia di Lyme e l’encefalite da zecca.

La zecca o Ixodes ricinus (la zecca dei boschi) e laRhipicephalus sanguineus (la zecca bruna del cane), sono acari che si nutrono del sangue dell’ospite vertebrato.

Hanno dimensioni piccole, massimo 6 mm, e possono infestare i nostri amici a quattro zampe (anche l’uomo) senza dare sintomi locali, se non un po’ di prurito.

Per verificare l’eventuale presenza di zecche, sia il cane che il gatto, vanno sempre ispezionati dopo le passeggiate nel bosco, soprattutto testa, torace, ascelle e inguine, dove è più facile che si annidino le zecche.

È importante rimuovere correttamente le zecche e non lasciare parti del rostro nella pelle: si consiglia di usare una pinzetta e estrarre la zecca con movimento rotatorio. Sono inutili i rimedi come la vasellina e l’alcool perché non addormentano e non ammazzano la zecca.

Sintomi:

I sintomi che devono far sospettare una malattia da zecca (Borelliosi o malattia di Lyme e l’encefalite), sono un iniziale caratteristico arrossamento cutaneo (difficile da individuare su un manto peloso), seguito, nei giorni successivi, da febbre, linfonodi ingrossati, perdita dell’appetito, dolori muscolari, sonnolenza e zoppia.

Data la pericolosità di queste malattie, trasmesse dalla zecca, è indispensabile l’uso di repellenti antiparassitari. Per scegliere il prodotto più utile al vostro pet e per un’eventuale terapia antibiotica, consultate il vostro veterinario.



INTOSSICAZIONI COSA FARE?

Nei casi in cui si sospetti che il nostro amico a quattro zampe possa in qualche modo essere rimasto intossicato è sempre utile raccogliere tutte le informazioni sul possibile agente implicato, elencando:


nome commerciale,

caratteristiche macroscopiche del prodotto o categoria d’uso,

quantità,

tipo di esposizione e da quanto tempo si è verificata.

Queste informazioni, oltre al tipo di sintomi rilevati, sono essenziali per il

veterinario e per il Centro Antiveleni, per stimare l’entità del danno e quale rischio per la salute corra il nostro amico a quattro zampe.

Alcuni disturbi sono molto caratteristici e saperli individuare orienta verso la possibile causa: per esempio, le pupille dilatate, accompagnate da agitazione, inducono a pensare all’ingestione o al contatto con una sostanza anticolinergica (antidepressivi, atropina, etc.) e di conseguenza, anche al tipo di trattamento da praticare.

Nel dubbio di una possibile intossicazione, non bisogna, prima di tutto, perdere la calma: agitarsi può solo complicare le cose, sia nel colloquio con chi ci potrà aiutare, ma anche nei confronti dell’animale, perché si rieschia di non valutare con correttezza tutti i parametri che servono per instaurare la terapia più corretta.

Più le informazioni sono imprecise, maggiore sarà il rischio di un intervento generico, poco efficace e persino inutile.


COSA FARE


Mantenere la calma.

Chiamare immediatamente un Centro Antiveleni, il proprio medico veterinario o un ambulatorio veterinario aperto, per richiedere assistenza.

Nella richiesta d’aiuto occorre tenere a mente le seguenti domande cui rispondere:

*COSA (quale tossico), *COME (contatto cutaneo, orale, oculare),*DOVE (in casa, all’aperto), *QUANDO (quanto tempo è passato).

Vi saranno fornite le prime indicazioni di massima su come intervenire per non peggiorare la situazione con manovre avventate e pericolose.

Recuperare quanto resta del tossico incriminato. Verificare il tipo di sintomi:

-  caratteristiche del vomito (alimentare, biliare, schiumogeno, ematico),

-  salivazione, gonfiore della lingua, lesioni,

-  occhi (arrossati, lacrimazione)

-  respirazione (regolare, accelerata)

-  SNC (paziente sveglio, rallentato, barcollante, con tremori, o convulsioni)

-  battito cardiaco (accelerato, rallentato, alterato).


COSA NON FARE

Lasciare incustodite sostanze pericolose!

Far vomitare le sostanze schiumose, quelle caustiche, i derivati del petrolio o con l’animale soporoso: si può peggiorare l’intossicazione (ab ingestis).

Somministrare latte nell’intento di disintossicare.

Tamponare una sostanza acida con una basica (reazione esotermica).

Aspettare i sintomi per vedere se c’è stata intossicazione (prima si allontana il tossico, maggiori sono le possibilità di guarigione).

La maggior parte delle intossicazioni veterinarie, per fortuna, si risolve con

interventi semplici, anche a domicilio.

E’ molto importante, però, contattare il Medico Veterinario, per affrontare in modo corretto i pericoli mortali che si nascondono in cose apparentemente innocue o banali.

La salute del nostro amico a quattro zampe ci sta a cuore e uno dei modi migliori per dimostrarglielo è proteggerlo dai pericoli che si nascondono nelle nostre case.



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